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Emozioni e sensazioni di Alessio

Pubblicato il . Sezione: Africa

Primo giorno,

La mattina prima di arrivare al Babadogo Center tutto è nuovo, mi sento come un bambino, mi guardo attorno un po’ a destra e un po’ a sinistra facendo viaggiare la mia mente; man mano che mi avvicino alla nostra destinazione le strade diventano sempre più strette, polverose e trafficate, persone sdraiate sui prati ed altri che camminano.

L’agitazione inizia a salire, sento che la nostra vera e reale esperienza sta per avere inizio.

Appena scesi dal pulmino, sento decine di occhi puntati su di me e sui miei compagni di viaggio; ogni nostro movimento, è seguito da occhi attenti e pieni di paura.

Grecie ci fa incontrare le mamme… tutte giovani, quasi mie coetanee…. appena ci siamo seduti, iniziamo a presentarci, a conoscerci.

Fin dalle prime parole si sente un clima pesante con forti richieste di aiuto.

Una mamma, ad esempio, ci ha descritto la sua situazione: soffre di forti dolori alla schiena dovuti al fatto che la sua bimba di 6 anni è impossibilitata a muoversi e lei è costretta a sollevarla senza avere la possibilità di avere a disposizione una carrozzina con la quale potersi muovere agilmente.

Concluso questo incontro con un arrivederci a domami, siamo andati alla Shalom House dove abbiamo conosciuto e lavorato con alcuni fisioterapisti di Nairobi.

Un incontro emozionante anche se apparentemente meno coinvolgente perché non ha portato con sé quel carico di dolore che abbiamo trovato nelle mamme.

Ho concluso la giornata con una riflessione… nel mondo ci sono tante, troppe ingiustizie; oggi ci siamo incontrati con una di queste: come si fa a vivere in una realtà dove vieni considerata una persona che porta dentro di sé un diavolo e per questo vieni emarginata sia dalla tua famiglia sia dalla comunità.

Chi si trova in questa situazione, da sola, a 20 anni, difficilmente riesce a non arrendersi ed a trovare la forza di andare avanti.

Secondo giorno, 
il nostro autista che ieri è  stato incerto sul percorso ed ha sbagliato strada più volte, si è  presentato con mezz’ora di anticipo e noi non eravamo ancora pronti. 
Siamo saliti sul pulmino con un po’  di tensione ma  il viaggio è  stato tranquillo e  siamo arrivati puntuali al Babadogo  Center.
Allestita la sala per lo stage ci siamo messi in cerchio e abbiamo iniziato, come succede in ogni gruppo con un “come  state?”; le mamme  rispondono con un tono di voce molto basso e con due parole “Tutto bene” ma nei loro occhi leggiamo tutt’altro: dolore, solitudine, tristezza ma anche il desiderio di riscatto.
All’ interno del gruppo si è  instaurato, attraverso i sorrisi e i contatti con le mani, un clima di  consapevolezza ed a tratti, di  spensieratezza. 
Sento dentro di me che questa mattinata ricca di incontri e di scambi è stata molto positiva.
Alla fine della seduta, nella verifica motoria,  i loro corpi iniziano a conoscersi, a muoversi al ritmo della musica ed ogni cambio di coppia  diventa un incontro di passione e possibilità;  i loro  visi si ammorbidiscono, i  sorrisi si affacciano ed una mamma esclama felice:”Mi sento in paradiso!”.
 Sono molto colpito da ciò.
Questa è  la forza del Metodo Monari, degli incontri, dei rapporti di fiducia che si creano all’interno dei gruppi. 
Vorrei dire che dentro al nostro cuore abbiamo un fuoco di emozioni  e con un piccolo ma grande lavoro sul corpo in poche ore si riesce a regalare spontaneità  e bellezza.
Durante lo stage pomeridiano al quale partecipano fisioterapisti che vogliono conoscere il metodo, ho ritrovato la centralità  del mio corpo e abbandonato  la stanchezza della mattinata.
La serata si è  conclusa con un divertente  confronto, incitato da me e Daniele tra i due driver Uber che ci riportavano in albergo, purtroppo io e le mie tre compagne abbiamo perso, ma ci rifaremo nei prossimi giorni….
Terzo giorno, 
Dopo una colazione abbondante siamo tornati dalle mamme.
Questo giorno  è stato emotivamente il più  intenso non solo per il gruppo in sé  che è  stato bello e profondo ma anche per la  speranza di un futuro migliore , una continuazione  del lavoro sul corpo che trasmette forza e vitalità  utili a loro ed ai loro bimbi.
Lo stage è  stato principalmente  rivolto a questo.
Rose, ha creato questo gruppo di mamme che, come lei, hanno dei bambini speciali per dare a se stessa e a loro un momento di unione per aiutarsi vicendevolmente.
Rose è  un’ operatrice del Babadogo Center  è  stato il punto di riferimento per tutti noi; lei, pur partecipando allo stage  traduceva dall’inglese allo swahili le indicazioni dei movimenti che svolgevamo.
Per dare una continuità  al lavoro abbiamo registrato una piccola e semplice seduta che Rose, potrà successivamente  riproporre alle mamme.
Nel lavoro di relazione  finale i rapporti e i contatti diventano sempre  più  intimi, profondi e intensi.
Durante il giro finale la commozione sta per prendere il sopravvento, Il mio corpo inizia ad avere freddo, tremo, non so cosa dire e dal profondo del cuore, esce un forte: ”NON ARRENDETEVI”.
Particolarmente toccante è  stato il ringraziamento  che, a nome di tutto il gruppo  ci ha rivolto Emma, esprimendo la gratitudine per la nostra presenza.
Un altro aspetto molto importante è  la partecipazione  di Rouse allo stage del pomeriggio con i fisioterapisti.
Questo le darà la possibilità  di lavorare con le mamme  mantenendo  in vita il gruppo.
Piccolo sollievo e grande speranza.
Lo stage del pomeriggio è  iniziato  che ero  a pezzi per il vissuto della mattina, male alla schiena, gli occhi che bruciano dalle lacrime lasciate andare e trattenute e mal di testa.
Nonostante ciò  sono felice  per la presenza Rose.
La magia del lavoro sul corpo ha cancellato le contratture e la stanchezza regalandomi stabilità  e tranquillità .
Rientro in albergo  con il solito  amichevole  confronto  tra i due driver Uber.
ABBIAMO VINTO NOI…
                                                                                                                                                                                                  Alessio

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Lettera aperta ai fisioterapisti

Scegliere di fare il fisioterapista significa scegliere di entrare in contatto col corpo di un'altra persona.

Nelle scuole di fisioterapia questo particolare passa in secondo piano lasciando spazio alle tecniche fisioterapiche, alla teoria e alla pratica, entrambe importanti e semplici da apprendere. Quello che non è semplice è l'incontro con un altro corpo, non spinti dall'eccitazione, come avviene nella sessualità, non spinti dall'amore, come avviene con le persone che amiamo, ma con un diploma in mano...

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