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Paola Manzini

25.01.19

Pubblicato il . Sezione: Paola Manzini

Seconda mattina di lavoro sul corpo con le mamme. Guardo i loro visi, i loro corpi, e percepisco la loro comprensibile resistenza a dire a degli estranei, come stiano realmente in questo momento. Nel giro iniziale dicono tutte che stanno bene…eppure ognuna è mamma di un bambino con difficoltà evolutive gravi e dal loro viso è impossibile non cogliere una condizione di smarrimento e frustrazione. Le osservo mentre si mettono supine e mentre iniziano gli esercizi. Rimango meravigliata di come riescano in due sedute a svolgere gli esercizi cogliendo perfettamente la posizione della palla e il movimento. Penso che spesso anche i miei allievi hanno bisogno di tempo per aprirsi e parlare di sé o anche per imparare gli esercizi. Mentre Maddalena continua a condurre il lavoro sul corpo, sento che progressivamente si crea nel gruppo un clima di distensione e comunicazione. Mentre noi passiamo a massaggiare i deltoidi, gli sguardi si incontrano, le pelli si sfiorano e spontaneamente ci si scambia un sorriso. Nel momento del riposo a contatto con le schiene, noto una naturalità nel mettersi in quella posizione, come anche nel lavoro di movimento finale. Riguardo i loro visi, i loro movimenti che sono decisamente più aperti e disponibili rispetto all’inizio. Vedo i loro sorrisi e il loro piacere nel muoversi insieme. Mi stupisco ancora per la rapidità con cui, grazie al lavoro col Metodo Monari, sia possibile pur con storie personali e culture diverse, creare un clima di comunione e comunicazione così autentico. La loro verbalizzazione finale è commovente: ci ringraziano per aver dedicato loro questo tempo, per aver scoperto una possibilità di prendersi cura del loro corpo, che vogliono riproporre qualche esercizio ai loro piccoli, che sperano di rivederci e una di loro ci dice “God bless you”. Sento nelle loro parole una grande forza e anche capacità di iniziativa di porre richieste precise ai servizi a cui si rivolgono, come la baba dogo. Ancora sento la Potenza del Nostro Metodo nello stimolare le risorse naturali di ogni essere umano a prescindere dal luogo della terra in cui è nato. Sono contenta, emozionata e orgogliosa di appartenere alla grande famiglia del Metodo Monari.

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Lettera aperta ai fisioterapisti

Scegliere di fare il fisioterapista significa scegliere di entrare in contatto col corpo di un'altra persona.

Nelle scuole di fisioterapia questo particolare passa in secondo piano lasciando spazio alle tecniche fisioterapiche, alla teoria e alla pratica, entrambe importanti e semplici da apprendere. Quello che non è semplice è l'incontro con un altro corpo, non spinti dall'eccitazione, come avviene nella sessualità, non spinti dall'amore, come avviene con le persone che amiamo, ma con un diploma in mano...

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