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6° seduta con Grazia Carboni – Il diaframma e l’ileo-psoas

Pubblicato il . Sezione: Sedute di Gruppo

6° seduta con Grazia Carboni

Il diaframma e l’ileo-psoas

Questi due muscoli formano una catena chiamata la catena anteriore diaframma ileo-psoas. Il diaframma è fatto a forma di cupola, come un ombrello, si trova a metà del nostro corpo e viene descritto come il pavimento della parte superiore e il soffitto della parte inferiore del corpo. È il più importante muscolo respiratorio, si inserisce lateralmente lungo tutta l’arcata costale sulla superficie interna del corpo delle ultime sei coste e delle relative cartilagini costali.
I pilastri del diaframma si inseriscono sul corpo delle prime vertebre lombari e in particolare il dotto esofageo si trova nella zona muscolare, pertanto un funzionamento non corretto del diaframma può portare a problemi gastro- esofagei. Se i muscoli della catena posteriore sono contratti, automaticamente si contrae il diaframma e viceversa. Le due catene sono collegate e non serve fare esercizi respiratori perché, se il diaframma è contratto per fare l’esercizio prenderà stoffa dalla zona lombare, e si tratterà di uno spostamento della contrattura, non di dare maggiore possibilità al diaframma di respirare meglio, di avere un movimento più ampio. È la forma che modifica la funzione, quindi un diaframma più elastico ci dà una respirazione più ampia, una buona funzionalità digestiva dello stomaco e dei visceri correlati, e un aumento della peristalsi dell’intestino.
Il muscolo ileo-psoas è formato da due parti: il muscolo grande psoas e il muscolo iliaco. Inizia il suo percorso dall’ultima vertebra toracica e dalle prime quattro vertebre lombari e si estende verso il basso e verso l’esterno; attraversa l’inguine e, giunto nella coscia, termina sull’apice del piccolo trocantere. La distanza fisiologica tra l’ultima costa e il bacino è di quattro dita della propria mano.
Quando l’Ileo Psoas è libero di muoversi, flette e ruota esternamente la coscia, e flette e inclina lateralmente il tronco. È il più potente flessore della coscia e determina quindi il modo di camminare. Se è corto siamo costretti a piegare il busto o a portare indietro il bacino con conseguente iperlordosi lombare. Se è più corto da un lato ci incliniamo verso quel lato. Questo accorciamento squilibra il bacino e inclina anche le vertebre da quello stesso lato.
La descrizione di questi muscoli e la conoscenza dei loro movimenti dovrebbe essere considerata singolarmente, se i muscoli non fossero organizzati in catene. Invece sono uno dipendente dall’altro e si comportano come un unico muscolo, quindi, in realtà l’ileo-psoas è bloccato nel suo movimento se il diaframma è contratto e viceversa.
Una storta a un piede può far ruotare il ginocchio all’interno e quindi chiudere l’inguine, accorciando il muscolo ileo-psoas che fa parte della catena anteriore, costituita dal diaframma e dall’ileo-psoas. Quindi se si accorcia l’ileo-psoas, si accorcia anche il diaframma. Se si accorciano solo da un lato avvicinano il torace all’anca inclinando le vertebre.
Pensate alle continue operazioni ai piedi e alle conseguenze prodotte sul diaframma e sull’esofago. Inoltre va considerato che, trattandosi di una catena muscolare, il piede piatto potrebbe avere origine da un problema dei muscoli del tratto cervicale. Se, perciò, in presenza di un movimento bloccato consideriamo solo il movimento del muscolo interessato rischiamo di sbagliare diagnosi e terapia. Sembra difficile comprendere che se parliamo di catene muscolari dobbiamo dimenticare il vecchio concetto delle singole parti del corpo.
Françoise Mézières ci ha fatto capire che non funziona così e che, chi non considera le articolazioni, i muscoli e tutto l’apparato osteo-muscolare nel suo insieme non è in grado di curare il corpo (cfr. Mézières, ).

Tratto dal libro: I Muscoli hanno un cuore

Di Maddalena Monari
ed. Editori Riuniti

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